Echi di Guerra: Complotto di guerra


Una ruga profonda si contrae sulla fronte già corrucciata della guardia personale del vulcra Hurut, mentre si sfila l’elmo dalla calotta sbiancata, bagnato di pioggia. I quattro combattenti sottoposti alla guardia del vulcra eseguono lo stesso gesto del loro superiore, all’unisono, lasciando cadere gli elmi che sferragliano sul terreno fangoso.

“Capo Hurut”, inizia Trog tastando leggermente il corno da segnalazione che gli penzola sul petto, “la pattuglia lasciata alla Torre a sfondare le casse del magazzino che il fuoco non si è mangiato, non risponde alle nostre segnalazioni”.

La pioggia, incessante da alcune ore, attutisce le parole della guardia, e il vento che soffia dai monti della cordigliera le disperde nella notte.

Hurut emette un ringhio profondo, snudando i denti. Li guarda torvo uno ad uno, feroce, pronto ad azzannarli. Trog è una guardia leale, ma lo sfregiato Dhru-urt che mancava all’appello con il suo gruppo, aveva già tentato una volta di indebolire la sua posizione di capo, ed ora pone sfide sempre crescenti, nei limiti imposti dalla sua carica. Lasciarlo con il suo gruppo di sottoposti alle rovine della torre, mentre loro ne risalivano i cunicoli, per tenerlo occupato lontano da lui, gli è sembrata una buona idea. Almeno fino a quel momento.

Lui, la sua buona occasione l’ha avuta lì, alla fortezza, e mentre la Nera Signora e la sua stramba compagna hanno avuto la peggio, Hurut sapeva già che le cose per lui sarebbero presto cambiate. Ora aspetta solo di riportare a casa il suo bottino. Il corvo albino sulla sua spalla emette uno strano verso.

“Trog, tieni gli occhi aperti. Possono aver deciso di venirmi sotto, se hanno trovato armi. Dhrug-urt è sempre stato un vigliacco e uno sciocco e pensa che adesso siamo deboli qui perché la torre è caduta. Vogliono provare a prenderci di sorpresa, ma io li aspetto. Dì ai tuoi di portare il carico lungo il fiume e di trasportarlo fino alla grotta del bue stanotte stessa. Manda con loro Worgnat: non voglio danni al carico.”

Trog fa un cenno d’assenso con il capo. Gli altri orchi recuperano i loro elmi e si preparano, come ordinato.

“Diamo ancora il segnale”, insiste Hurut, “e se Dhrug-urt non risponde, lo prenderò come il suo ultimo gesto di sfida.”

“Hurut”, sibila d’improvviso una voce da un anfratto del bosco, “come può la mia lealtà essere messa in dubbio, perché uno stupido esploratore fa segnali sbagliati?”

Dhru-urt è lì e compare dalle ombre. Il suo sguardo di sfida rivolto a Hurut e Trog taglia l’aria, seguito da un grugnito possente e un passo pesante alle spalle di Dhru-urt.

Trog corruccia di nuovo la fronte, mentre dalle ombre emerge una figura imponente, alta quasi come un albero, tenuta da corde e cinghie che sembrano potersi spezzare da un momento all’altro strette ai muscoli possenti della creatura. Dietro la figura, alcuni servi che tengono a guinzaglio dei lupi dal manto nero come la notte avanzano lentamente.

“Ti offro un gigante, pronto per te, Hurut”, rivela Dhrug-urt con voce roca.

Hurut resta impassibile di fronte alla creatura. Poi replica, diffidente. “Fate mettere questa bestia schifosa a guardia del carico alla torre e preparate le barche per il nostro arrivo.”

Squadra Trog e Dhrug-urt, valutandone le forze e la fedeltà.

“Abbiamo qualcosa da risolvere prima,” dice gettando un’occhiata al corvo sulla sua spalla. “I Mangia Cinghiali traditori sono ad un passo da Qhrobu. Preparatevi, dobbiamo recuperarlo prima dell’alba!” Il corvo si alza in volo e si perde nella pioggia tra gli alberi.

Echi di Guerra, Racconto iniziale. 
Si veda il Supplemento per maggiori informazioni.

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